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Juan Carlos Monedero

Lic. Filosofía | Docente | Autor | Conferencista | Fund. Academia Catena Aurea

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Perché non uso mascherina né mi vaccinerò – Un blog argentino senza peli sulla lingua

Publicado en enero 26, 2022 por Juan Carlos Monedero (h)
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PERCHÉ NON USO MASCHERINA

NÉ MI VACCINERÒ

 

Di Lic. Juan Carlos Monedero (h)

Laureato presso l’Universitá del Norte Santo Tomás de Aquino

            Mascherina si, mascherina no, usa la mascherina, prendiamoci cura gli uni con degli altri, ti farai vaccinare? Non voglio usare la mascherina, mi sto soffocando con questa roba, è obbligatoria, è per te, è per tutti…   Da marzo 2020 il mondo intero è testimone di discussioni davvero senza precedenti. Prima che l’OMS dichiarasse la pandemia si discuteva ovviamente di tutto, dalla religione alla politica, dall’economia al calcio. Ma in generale, la salute era intoccabile, la salute non veniva messa in discussione sotto il profilo ideologico, i problemi di salute non facevano solitamente parte di questo tipo di discussione. C’erano cose ovvie che tutti noi spontaneamente ritenevamo valide, come ad esempio: considerare salutari le passeggiate all’aria aperta, bere acqua, correre, nuotare, dormire bene, aver cura nel mangiare bene, evitare l’eccesso di alcol, tabacco e droghe. L’arrivo improvviso e inaspettato della “pandemia” ha innescato, al contrario, una serie di dibattiti –molti dei quali assurdi– sulla salute fisica e l’intero orbe si è trovato in un vortice mai visto prima e per ragioni che, solo pochi mesi prima, sarebbero stati assolutamente inverosimili.

In mezzo a questo caos, voglio spiegare esattamente perché non indosso la mascherina per strada, perché non incoraggio gli altri a farlo (anzi, li sconsiglio ogni volta che posso) e soprattutto perché la mia famiglia, mia moglie e i miei due figli (uno in arrivo) non prevediamo di ricevere alcuna iniezione colegata –presumibilmente o realmente– al coronavirus. Mi sarà perdonato l’uso della prima persona singolare. Chiarito questo, iniziamo.

Non indosso la mascherina perché Ginés González García ha detto che la mascherina “ha un effetto di disciplina sociale: uno rispetta la direttiva e vede quando gli altri non lo fanno”, il che mi porta a pensare, quindi, che le ragioni hanno a che fare con il Dominio Psicologico e non con la cura della salute dei cittadini. Non indosso la mascherina perché lo stesso Pedro Cahn, uno dei prediletti di questo governo kirchnerista, diceva già all’ inizio del 2020 che indossare la mascherina per così tanto tempo era “controproducente” e che dopo circa due ore “non serve più a nulla.” Non uso la mascherina perché l’emergenza sanitaria (la cosiddetta pandemia) non è stata dimostrata. Non la uso perché il COVID è stato sovradiagnosticato: con la delibera 326/2020, lo Stato argentino paga un extra agli ospedali che qualificano un disagio o un sintomo come “effetto covid” e non come conseguenza di un’altra condizione respiratoria. Non indosso una mascherina perché so che l’influenza, la polmonite, la pneumonia ed altre vengono etichettate come covid e che questo tipo di manovra aumenta in modo fittizzio il numero dei casi. Non indosso la mascherina perché è chiaro che se è necessario gonfiare le statistiche, allora il virus è molto meno diffuso di quanto si dica. Nessuno mente per niente, chi mente lo fa per produrre un effetto. Quale effetto si vuole ottenere amplificando il covid? Semplicemente terrorizzare le persone.

Non indosso la mascherina perché mi rendo conto che amplificano l’emergenza covid per installare paura nella popolazione, e installano paura nella popolazione affinché la popolazione stessa acconsenta allo Stato di restringere le nostre legittime libertà con scuse sanitarie.

Non indosso la mascherina perché i test PCR, in base ai quali viene determinata l’entità del covid, non sono specifici poiché identificano qualsiasi condizione respiratoria, con o senza covid.

Non indosso la mascherina perché capisco che hanno “fabbricato” un’emergenza straordinaria per permettersi misure straordinarie, ed è cristallino come l’acqua che si inizia con “usiamo tutti la maschera” e si finisce con “usiamo tutti il ​​chip”, di cui già si inizia a parlare in Argentina.

Per tutto questo non indosso la mascherina. Perché indossarla significa “credo in quello che dite”. E io non vi credo affatto. La mia incredulità non ha niente a che vedere con il volontarismo, ma con il fatto che loro stessi mi hanno dimostrato fino alla nausea una semplice verità, dura e pura, clamorosa: neanche loro ci credono. Il nostro Presidente della Nazione ha sistematicamente violato tutte le pseudo-norme sanitarie che ha imposto coercitivamente attraverso la polizia (un discorso a parte è la collaborazione formale dei membri della polizia a questa follia), la Gendarmeria (idem) e le Forze armate. (idem). La polizia va per strada senza mascherina. Le persone escono da un negozio e la tolgono. La stessa Cristina Kirchner non indossava la mascherina. La famosa foto di Alberto con Fabiola: nessuno di loro due con la mascherina. Ci hanno detto che indossare la mascherina e rispettare le norme sanitarie era questione di vita o di morte, ma sono ancora vivi.

Non indosso la mascherina perché il suo utilizzo NON HA SENSO: lo stesso governo e gli stessi governi (di altri paesi), a cui importa un fico secco della mia salute non si preoccupano affatto della mia salute. Non indosso la mascherina perché –se mi si permette la metafora– non credo che il Lupo si trasformi improvvisamente in Cappuccetto Rosso, quindi non è razionalmente accettabile (non è questione di fede) che i leader politici siano, da marzo 2020, i fermi esecutori di un piano sanitario per salvare la popolazione –politici che hanno dimostrato innumerevoli volte il loro olimpionico disprezzo verso la gente comune–. Per loro la popolazione non è mai stata importante e non lo è nemmeno ora. Ecco perché il buon senso mi dice, già da tempo, che si tratta di una questione POLITICA e non sanitaria.

Non indosso la mascherina perché mi soffoco, non voglio inalare la mia stessa anidride carbonica. Non mi si venga a dire che i chirurghi la usano perché paragonare l’uso prolungato per ore e ore con l’utilizzo di qualche ora, è una sciocchezza e non regge alla minima analisi.

Non indosso la mascherina perché è lo strumento che rende inequivocabilmente visibile la mia adesione al discorso dominante dei mass media.

Non indosso la mascherina perché nasconde le espressioni facciali che costituiscono una parte importante della comunicazione umana, e credo che il suo uso prolungato (soprattutto nei bambini, che iniziano ad imparare i gesti) cospiri contro l’apprendimento di questo stesso tipo di gestualità.

Non indosso la mascherina perché non sono uno schiavo e perché, alla peggio, se fossi costretto a divenire schiavo, aspirerei ad essere libero.

Non indosso la mascherina perché mi rendo conto che il suo utilizzo è imposto dal “sanitariamente corretto”, così come noto che molti la utilizzano proprio in funzione di quello che diranno gli altri. Per molti, l’uso della mascherina è un modo per essere accettati, per dimostrare di essere “un buon cittadino”, docile a mandati irrazionali che cospirano contro la sovranità intellettuale ed emotiva. Ecco perché non indosso la mascherina.

I motivi per cui non andrò a farmi fare l’iniezione sono, in parte, simili. Non è stata dimostrata un’emergenza sanitaria. Ma infinite sono state le contraddizioni in chi proclama l’esistenza di una presunta emergenza, dall’OMS in giù. Le statistiche sono false, qualsiasi condizione respiratoria è presumibilmente covid, ed è ovvio che la sopravvalutazione del virus genera la falsa necessità di un vaccino. Classica strategia di marketing: creare una falsa esigenza e quindi offrire una soluzione non necessaria. Tuttavia, anche quando prendessimo  per valide le statistiche ufficiali, i numeri non tornano: la maggior parte di coloro che muoiono di covid o con covid o dopo il covid hanno più di 70 anni, e hanno comorbilità, ecc. Io ne ho 36. Che questo fatto ovvio –che mi esonera da ulteriori dimostrazioni– sia completamente ignorato da così tante persone è davvero sintomatico (scusate la parola). In definitiva, la questione del vaccino contro il COVID potrebbe, alla fine, e con molta buona volontà, iniziare a essere discussa solo per quella fascia di età, e –comunque– bisognerebbe negare l’esistenza di trattamenti alternativi meno invasivi, oltre all‘Immunità di Gregge.

Non ho intenzione di vaccinarmi perché ci sono innumerevoli contraddizioni nel discorso ufficiale sulla presunta immunità prodotta dalle iniezioni: prima hanno detto che i vaccinati non contagiano, ora sappiamo che sono contagiosi. In seguito hanno detto che i vaccinati si contagiavano in forma lieve, ora sappiamo che possono soffrirne in modo grave. Hanno detto che i vaccinati non sarebbero finiti in ospedale, e ora vediamo ospedali pieni di vaccinati. Hanno detto che con 2 dosi eravamo completamente immunizzati, e ora scopriamo che chi ha due dosi può ammalarsi e persino morire.

Non ho intenzione di farmi iniettare il vaccino, soprattutto perché non è un “vaccino” ma piuttosto una terapia sperimentale, cosa che qualche giorno fa è stata riconosciuta dall’Hospital Alemán. Sembra che quando la voce si è sparsa, le autorità dell’Ospedale si siano spaventate e abbiano fatto marcia indietro, ritirando quella verità che proclamavano fino a poco tempo prima. Ma in molti sono riusciti a leggere l’affermazione dell’Ospedale in cui ha descritto “il vaccino contro il covid” come un esperimento.

Non farò lo pseudo vaccino perché non sono un oggetto, non sono qualcosa che si butta via, non sono usa e getta, né io né mia moglie né i miei figli, e lavorerò duramente affinché queste ragioni raggiungano tutti.

Non mi farò vaccinare, se mi permettete la parola, perché la ricerca sui precedenti vaccini ha impiegato storicamente non meno di 8, 10, 15 o addirittura 20 anni per la loro produzione. I “vaccini anti-COVID” sono stati realizzati in pochi mesi.

Non mi farò vaccinare perché lo stesso Bill Gates ha riconosciuto nel 2015 che i “nuovi vaccini” influenzeranno la decrescita della popolazione, e questo può solo significare che queste iniezioni causano morte o sterilità, infertilità o persino impotenza sessuale.

Non mi farò vaccinare perché ci sono molte testimonianze (nazionali e internazionali) di come i vaccinati provino ogni tipo di dolore e persino la morte, e perché l’ipotesi che i “vaccini contro il covid” siano la causa di questi mali non è stata ancora chiarita da nessuno. Esiste già una legislazione (in Argentina, ad esempio) che riconosce la possibilità di  un nesso di causalità tra i vaccini e la morte di una persona e che se tale legame è dimostrato, la famiglia ha il diritto di chiedere un risarcimento.

Non mi farò vaccinare perché nel mondo scientifico è stato vietato un dibattito aperto, onesto e franco sulla necessità e l’efficacia dei vaccini: ai professionisti che pongono troppe domande non è possibile intavolare un dibattito, le discussioni in merito sono limitate, sia in ambito accademico che mediatico: la narrativa è imposta dai mass media senza contradittorio alla pari, o un dibattito scientifico approfondito.

Non mi farò vaccinare perché mi rendo conto che l’obiettivo dei politici che portano avanti le campagne di vaccinazione, non hanno a cuore il benessere della popolazione, ma vogliono che la popolazione obbedisca ai suoi ordini e agisca in base all’ostilità e alla paura: impongono la vaccinazione forzata, facendo pressioni sulle persone al lavoro, minacciando di licenziarle, e poi coprendosi le spalle da possibili azioni legali dicendo che il vaccino “non è obbligatorio”. Questo perverso zig-zag è il segno distintivo di menti brillanti e malate: so riconoscere gli effetti di un’intelligenza potente, e qui ovviamente da un lato si vessa la popolazione mentre dall’altro si mantiene la forma dicendo che “non c’è nessuno obbligo” perché la campagna vaccinale “è facoltativa”. Questo riprovevole doppio standard ci parla dello psicopatico che sta dall’altra parte, facendo un brainstorming 24 ore su 24 su come implementare e rappresentare graficamente (anche nei suoi dettagli più specifici) la nostra schiavitù.

Con tutti questi dati comprovati, penso di non aver bisogno di ulteriori ragioni. Quando ho avuto tutti i pezzi del puzzle, è germogliata la mia conclusione: l’unica cosa decente in questi tempi è militare nella Vecchia Normalità, perché non è possibile respirare in un mondo pieno di bugie.

 

Traductora:

  • Valentina Lazzari
Publicado en COVID-19, Internacionales, Opinión y Actualidad, Política Argentina | Etiquetado Barbijo, control social, Coronavirus, Covid, COVID 19, Cuarentena, Mascarilla, OMS, Pandemia, Tapabocas, Vacunas | Deje un comentario

¿Las ideas progresistas convencen o juegan con la cancha inclinada?

Publicado en septiembre 2, 2019 por Juan Carlos Monedero (h)
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¿Las ideas progresistas convencen o juegan con la cancha inclinada?

 

–No, claro, mire, yo pienso como usted. Pero no lo puedo decir.

–Tenés razón, es como vos decís, pero si lo digo me matan.

–No quiero tener problemas. Nadie lo obliga a pensar de otra forma, sólo dígalo aunque no lo piense.

–Mirá, yo fui educado en los mismos valores que vos, tengo 3 hijos, estoy casado hace 22 años. Pero hoy en los medios es así.

 

Aborto, perspectiva de género, garantismo, eutanasia, drogas, homosexualidad. Son todas prácticas e ideas que lenta pero inflexiblemente vienen ganando más y más espacio de unos 15/20 años a esta parte en los medios de comunicación, cátedras universitarias, la intelectualidad, la cultura, los ámbitos profesionales e inclusive en algunas parroquias. Pero, ¿por qué ocurre esto? ¿Será por el poder interno de estas banderas? Están repletas de absurdos. ¿Será por el dinero que manejan estos movimientos: feministas, la izquierda, abortistas? Claro que eso tiene mucho que ver pero hoy vamos a poner la atención en otro factor que –para decirlo futbolísticamente– es que el progresismo juega con la cancha inclinada.

Las ideas progresistas están prevaleciendo por el momento porque todo está diseñado y orientado para que prevalezcan. Nos referimos, en una palabra, a la instrumentación del miedo como técnica de control social.

Sin duda que desde siempre existió la amenaza efectiva pero de lo que estamos hablando ahora es del miedo percibido: la sensación de que si hacés o decís tal cosa, puede pasarte lo que le pasó a otros. Por ejemplo, a tu vecino: en una reunión de consorcio dijo que los delincuentes tenían que ir presos y dos alumnas de sociología lo sermonearon ante el resto de los inquilinos. O a ese sacerdote amigo tuyo al que tildaron de fanático cuando dijo que Dios creó al varón y a la mujer, y al que el obispo le tiró de las orejas. O a tu amigo cuando habló pestes del aborto en el trabajo; le pegaron por “falta de empatía” y el ascenso ya conversado nunca llegó. O a tu cuñada en el colegio, cuando discutió la Educación Sexual en una reunión de padres; la trataron de dinosaurio y dejaron de invitarla al té de los jueves. A lo largo de la vida, nos enteramos de muchos de estos casos. En todos ellos, el argumento no es una razón o idea sino un palo en la cabeza.

Ya desde muy jóvenes, percibimos la temperatura de las esferas sociales que integramos. Luego de un tiempo de convivencia, todos más o menos ya le tomamos el pulso al trabajo, al entorno familiar, a los excompañeros del chat de Secundaria, a la gente del gimnasio. A lo que sea. Con un mínimo de astucia, olfateamos esa “tendencia general” dentro de la cual se dan ciertos matices sobre la base de un tronco común y entonces –para encajar, para no chocar, para ser incorporados al grupo– la mayoría se conforma a ellos, al menos en su presencia.

Los ideólogos y militantes del progresismo indudablemente se dan cuenta de esto y lo utilizan en su favor. En definitiva, sería imposible que la sociedad aceptara sus ideas si no fuesen presentadas como mayoritarias, aunque no lo sean. Si lo logran, luego simplemente explotan el miedo de toda persona a ser marginado por sus pares. El temor a estar solo es la savia del progresismo. El terror a la soledad es capitalizado por la ideología, que avanza sobre los escombros no sólo del pánico del individuo a ser distinto de la masa. También aprovecha el silencio de tantos que piensan distinto y no se atreven.

Vos no sentís que te apuntan con una pistola en la cabeza pero te das cuenta de que te están apuntando con su falta de aprobación.

Por temor a la represalia, muchos –aunque en su interior piensen distinto a los demás– repiten un cassette para quedar bien en estos tiempos de corrección política.

El progresismo, por tanto, elige bien la batalla que le conviene. Como no pueden ganar por la razón, se impone por la magia del número, la emoción y el temor. Ahí lo tenemos a Bernard Nathanson, ex abortista, quien ya como converso provida llegó a confesar que su propia propaganda inflaba las cifras de los abortos como para dar la sensación de que “muchos” lo hacían. Control social desde la mentira del número. Muchos lo hacen, entonces yo lo hago. Las falacias ad populum y ad baculum casi son indistinguibles acá.

Cuando una idea o práctica necesita de medios inmorales para vencer, prueba su carácter criminal. Se trata de controlar lo que decimos y lo que pensamos. Pero como no pueden evitar que las objeciones broten por doquier, éstas se sortean simplemente exhibiendo “el cinturón”: si te pasas de la raya vas a sentir el rigor de un escarmiento. No hace falta explicitar la amenaza. A buen entendedor pocas palabras.

Así se forman y moldean los consensos “mayoritarios”, compuestos no por la mayoría de los que piensan sino por la mayoría de a quienes se les deja publicar.

La metodología del déspota, no obstante, está signada por la debilidad, propia de la cobardía: lobos en grupo y ovejas en minoría. Es ahí donde debe ser desenmascarada. Quien quiera respirar otro aire debe comprender que el poder de este recurso se cifra en lo implícito, en lo indirecto, en el lenguaje no verbal; el hechizo radica en su insinuación, el terrorismo psicológico nunca se manifiesta textualmente. No se admite ni bajo tortura, pero se ejerce como tortura del alma. No se le declarará jamás pero se lo practica siempre. De ahí que pierda una parte muy importante de su eficacia al ser descrita en palabras. Te invito, estimado lector, a romper juntos este encantamiento.

 

***

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Publicado en Cultura, Filosofía y Antropología, Opinión y Actualidad | Etiquetado conducta grupal, control social, desaprobación, manipulación, progresismo, temor, terrorismo psicológico | 3 Respuestas

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